La rinascita della città artistica di Noto per amor di fede e nobiltà
La città di Noto, o meglio Noto Nuova, rappresenta, con le altre località del Val di Noto, l’apoteosi artistica del tardo Barocco siciliano: palazzi, chiese, monasteri, piazze e fontane si aprono in successione come una scenografia teatrale che meraviglia mentre si passeggia lungo la sua via principale: corso Vittorio Emanuele.
La pietra locale color miele dei suoi edifici che muta colore con la luce del giorno, fino a diventare rossastra al tramonto, evidenzia le forme mosse, sensuali delle facciate dei suoi palazzi e chiese. Le linee convesse e concave si rincorrono, portali e balconi di prestigiose dimore decorati da riccioli di pietra, sorretti da mensole scolpite con figure grottesche, attirano l’occhio del visitatore che si perde nelle lore forme avvertendo, al contempo, un senso di meraviglia ma anche di soggezione.
PALAZZO NICOLACI: splendore gattopardiano
Ed è precisamente la sensazione di stupore e sopraffazione che ho percepito percorrendo la Strada del Principe, via Corrado Nicolaci, una tra le più belle strade monumentali della cittadina, intitolata al Palazzo Nicolaci di Villadorata che si trova al civico 18. Questa strada, sede dell’Infiorata della Primavera Barocca dal 2004, sale lungo un percorso prospettico di bellezza travolgente, per concludersi, non casualmente, in grembo alla facciata concava della Chiesa di Montevergini, edificata tra fine ‘600 e ‘700 su progetto dell’architetto Vincenzo Sinatra, la quale conserva al suo interno un pavimento di maioliche originali del Settecento.

Il Palazzo Nicolaci, residenza urbana nobiliare della famiglia dei Principi di Villadorata, attualmente di propietà del Comune di Noto, fu costruito nel Settecento in stile tardo barocco, per volere del coltissimo Principe Giacomo Nicolaci, su progetto dell’architetto siracusano Rosario Gagliardi. Il Palazzo costituisce un meraviglioso esempio di palazzo in stile gattopardiano, restituendo l’atmosfera, di una Sicilia preunitaria, governata dall’aristocrazia locale al tempo del Regno delle Due Sicilie.
Il Principe Nicolaci, erede di una famiglia borghese, arricchitasi con i proventi derivati dallo sfruttamento delle Tonnare, quali quella di Marzamemi, di Vendicari e di Porto Palo di Capo Passero, acquistò un feudo e dopo aver acquisìto il titolo di Barone di Bonfalà decise di costruire una nuova residenza e farne qualcosa di magnifico.
L’architetto artefice di tale meraviglia fu Rosario Gagliardi che, con il suo allievo Vincenzo Sinatra, si occuparono della ricostruzione della Sicilia Orientale, all’indomani del terremoto del 1693. Le numerose opere del Gagliardi, che amava definirsi “l’ingegnere della città di Noto e sua Valle”, sono, naturalmente, visibili anche in altri comuni del Val di Noto, in particolare a Ragusa Ibla dove si trova il suo capolavoro: il Duomo di San Giorgio.

La facciata d’ingresso del Palazzo Nicolaci è del tutto singolare, in quanto presenta sei stupendi balconi in ferro lavorato a petto d’oca fra i più conosciuti in tutto il mondo. I balconi, riccamente decorati con figure grottesche dominano lo spazio della città, con lo scopo di ostentare il potere e il prestigio sociale del proprietario, hanno nomi fantasiosi quali: il Balcone degli Adolescenti, il Balcone dei Cavalli alati, il Balcone dei Leoni ringhiosi con il cartiglio nel mezzo, il Balcone del Turco (calvo, con l’orecchino e lo zufolo incantatore), e infine il Balcone delle Sirene alate.

La parte visitabile del palazzo è il piano nobile che si affaccia sulla via omonima. All’interno, l’ambiente più importante è il salone delle Feste, nota come la sala verde, che ricorda, anche se in tono minore, l’atmosfera sfarzosa della scena del ballo descritta nel celebre romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, il Gattopardo. La sala da ballo rievoca le feste mondane dell’aristocrazia locale che erano occasioni per stringere alleanze tra famiglie blasonate, combinare matrimoni vantaggiosi, ma anche esibire le mode artistiche francesi ed europee dell’epoca importate in Sicilia.

Il soffitto è decorato con la scena di Apollo che guida il carro e insegue l’Aurora. Sotto, un nastro decorativo corre su tutte le pareti, simboleggia le attività commerciali e gli interessi del committente. Si riconoscono, infatti, retini per la pesca, cannocchiali, vasi antichi e fucili. Sulle pareti, invece, è stata utilizzata la tecnica pittorica francese del tromp l’oeil, (ingannare l’occhio), in voga in quel periodo, per simulare un ambiente più grande: un portico sorretto da colonne, dal quale si intravede il cielo color azzurro.
ROSARIO GAGLIARDI: L’ARCHITETTO DEL VAL DI NOTO
Ma chi era l’architetto Rosario Gagliardi?
In realtà è stato un personaggio chiave del Settecento siciliano per la ricostruzione post terremoto del Val di Noto, ma di lui di cui si conosce molto poco. La sua cifra fu quella di aver rielaborato l’architettura classica barocca con l’uso plastico della forma curva, morbida, quasi spregiudicata. Il suo modo di costruire fu fortemente legato al territorio, alle sue fragilità, alla sua cultura e alla tradizione oltre ad avere utilizzato materiale locale in grado di suscitare pura meraviglia.
Le caratteristiche della sua architettura furono la tendenza alla centralità delle piante, piuttosto inconsueta per l’architettura barocca in Sicilia, la ricerca di un più stretto rapporto tra interno ed esterno, ottenuta tramite le scalinate oblique di accesso, e l’invenzione della facciata a torre delle sue chiese, erede della facciate – campanili della tradizione siculo – normanna, rielaborata con straordinaria inventiva, e sul quale era solito innestare il campanile stesso.
Diversi sono i gioielli tardo barocco a Noto firmati dal Gagliardi, o presso i quali ha collaborato, tra i maggiori: la Chiesa di San Carlo al Corso, antica residenza dei Gesuiti, con la sua stupenda facciata concava, la Chiesa di San Domenico con la facciata centrale convessa, uno tra i monumenti più rappresentativi del tardo barocco di Noto e la singolare Chiesa di Santa Maria l’Assunta dalla semplicità apparente.
LA CHIESA Di SANTA CHIARA: il barocco femminile
La Chiesa di Santa Maria l’Assunta, nota ai locali come Santa Chiara, è, diversamente dagli altri edifici religiosi di Noto, composta da un’unica navata ovale, decorata internamente in candido stucco bianco, bordato in oro, tipico del gusto spagnoleggiante del barocco siciliano. L’ingresso principale di questa chiesa si trovava un tempo sul Càssero, (la strada più antica), oggi, per via di uno sbancamento di terreno effettuato nell’800, l’ingresso è stato spostato lateralmente. Con la sua facciata a torre e l’adiacente ex Convento delle Clarisse, dalla terrazza panoramica del quale si può ammirare una vista priviliegiata di tutta Noto, questa chiesa si distingue per il suo interno che trasmette una spiritualità tutta al femminile, in uno stile aggraziato. La chiesa rappresenta, in questo senso, un’eccezione in quell’epoca di potenti e clerici tutta al maschile, essendo dedicata a due donne sante: la Vergine Maria e Santa Chiara.

La Putia dell’artista di Noto: Mario Zuppardo
Tornando a percorrere via Nicolaci, mi sono imbattuta nella putia, (bottega in siciliano), di un artista contemporaneo, netino di origine, ma gattopardiano nel suo spirito artistico: Mario Zuppardo, geometra di formazione, in seguito divenuto affermato Dottore Commercialista di Noto. Zuppardo, artista dall’indole generosa e prodigo di aneddoti, mi racconta che inizia la sua carriera artistica casualmente, folgorato da un’immagine di due Innamorati sulla spiaggia che ritrae a carboncino in un pomeriggio estivo. Da questa prima fase, la sua sensibilità artistica evolve trovando ispirazione, principalmente, nell’arte di Picasso e Matisse, e, recentemente, viene attratto dalla novità espressiva della Pop Art americana. Fortemente fedele alle sue origini siciliane, mi spiega di attingere a temi e soggetti cari alla tradizione siciliana riproponendoli in chiave pop, facendone icone visive, dove luoghi e personaggi sono ben riconoscibli ma nascondono caratteristiche e messaggi insoliti. Ad esempio, nelle sue Teste di Moro,


soggetto della tradizione popolare siciliana, i volti rievocano quello delle Madonne del famoso pittore siciliano del ‘400 Antonello da Messina, o, ancora, nelle vivaci serigrafie dedicate a Noto e ad altre celebri località siciliane compaiono simboli classici legati ai tratti dell’arte greca più matura in terra di Sicilia, quando Siracusa era tra le più belle città della Magna Grecia e l’antica Noto era una sua colonia.
Per maggiori informazioni
: https://www.instagram.com/mario_zuppardo/

Noto oggi: Wedding Destination e set cinematografico
Ma Noto, oggi, è anche divenuta meta del jet set internazionale, edè riconosciutacome una tra le più apprezzate “Wedding Destination” per suggellare promesse d’amore. Antichi Bagli siciliani della zona, dimore di charme, boutique hotels, sono scelti sempre più frequentemente da celebrità per organizzare il giorno del loro matrimonio. Il fenomeno del turismo di lusso ha, di conseguenza, trasformato la realtà economica della Noto Nuova, e del Val di Noto in genere: molti B&B in stile, ristoranti gourmets sono sorti, proponendo soggiorni romantici e piatti della tradizione, ma anche esperienze locali come la degustazione in cantine dei vini del Val di Noto, eventi ed apericena su terrazze panoramiche di edifici in peno centro storico. Vista la vicinanza al mare di Noto, molti visitatori decidono di effettuare escursioni private in barca per scoprire la Riserva naturale di Vendicari, vero gioiello faunistico della zona dove è possibile ammirare i fenicotteri rosa, accedere a spiagge uniche come quella di Calamosche e arrivare fino all’antico borgo marinaro di Marzamemi, con la sua piazzetta e l’antica Tonnara, di origine araba, ma acquistata dalla famiglia Nicolaci nel Seicento.

Molte strade di Noto e i suoi palazzi, sono stati utilizzati come set cinematografici di film, dai più datati come l’Avventura di Michelangelo Antonioni del 1960, ma anche tra i più recenti come Malèna di Giuseppe Tornatore del 2000, dove alcune scene sono state girate all’interno del cortile barocco di Palazzo Nicolaci, in via Rocco Pirri e lungo via Cavour.
Nel borgo marinaro di Marzamemi è stato girato il film Sud di Gabriele Salvatores del 1993; mentre sia Marzamemi che Noto sono stati interessati dal fenomeno Montalbano dove alcuni luoghi vengono ripresi nell’episodio La Forma dell’acqua e non solo.
L’imponente ex Convento di San Tommaso a Noto, oggi casa circondariale, è stato utilizzato per ambientare il Carcere di Vigata: luogo, dove spesso Montalbano interroga detenuti o accompagna personaggi arrestati; Montalbano, ad esempio, vi porta il giovane Pasquale, (figlio della cuoca Adelina), in una scena memorabile.
Diversi monumenti di Noto compaiono in alcune puntate per rappresentare scorci di Montelusa, la città immaginaria di Camilleri: il Palazzo Nicolaci, la Chiesa di Montevergini, la Cattedrale di San Nicolò, Palazzo Ducezio, (Municipio di Noto), e la Loggia del Mercato Val di Noto, in via Rocco Pirri, si vedono negli episodi Una faccenda delicata e La piramide di fango.
Se foste interessati a lasciarvi sedurre dal tardo barocco del Val di Noto, abbinando a Noto, Ragusa Ibla e Scicli, e, nel caso, voleste qualcosa di organizzato, potete contattarci a: inforitrattidiviaggio@gmail.com

