Si dice che l’Oriente e l’Occidente si siano dati appuntamento nelle chiese di Palermo dalle cupole decorate, nelle quali l’arte araba e quella cristiana si confondono
Andar per cupole a Palermo ad inizio novembre: le vie del centro ancora percorse da turisti curiosi, guide turistiche in mano, occhi attenti alla città. Alcuni si muovono con passo frettoloso verso i luoghi simbolo; altri, invece, si lasciano catturare dai vicoli stretti intorno a via Maqueda, scoprendo mercati storici come quello di Ballarò, dove i profumi di spezie e il vociare dei venditori si mescolano nel concerto della vita quotidiana.
Palermo accoglie
Palermo mi ha accolta subito: non mi sono sentita sola, anche se viaggiavo da sola. Fin dalla prima sera ho percepito il suo ritmo lento, quasi ozioso, che avvolge ogni angolo di questa città. I negozi e i ristoranti aprono solo a metà mattina, se non a mezzogiorno; la gente si muove con calma, esce a fare la spesa quando il sole è già alto; le strade del centro si animano fino a tarda notte, la gente passeggia tranquilla e i ristoranti restano aperti oltre la mezzanotte.
All’inizio ho visitato i luoghi iconici di Palermo; solo alcuni giorni dopo ho cercato di scoprirne l’anima: i suoi colori, i suoi odori, le storie racchiuse nelle architetture. Ho osservato le cupole sporgenti e le facciate dei suoi edifici, scorgendo nelle forme architettoniche delle sue chiese le tracce delle dominazioni che l’hanno attraversata: cupole rosso scuro del periodo arabo-normanno, quelle dorate della tradizione bizantina, e le cupole in maiolica del periodo Barocco. Lo skyline di Palermo racconta un passato di potere, tolleranza e opulenza, dove la religione cristiana legittimava il potere.
Come scriveva Guy de Maupassant nel 1885 nel suo Viaggio in Sicilia:
«La Sicilia ha avuto la fortuna di essere posseduta, a turno, da popoli fecondi, provenienti sia da Nord che da Sud, che hanno coperto il suo territorio di opere infinitamente diverse, nelle quali si mescolano in modo inaspettato e affascinante le influenze più opposte. Da ciò è nata un’arte unica, sconosciuta altrove, nella quale domina l’influenza araba, in mezzo a ricordi greci e anche egizi, dove le austerità dello stile gotico portato dai Normanni sono mitigate dalla maestria dell’ornamento e della decorazione bizantina.»
Palermo non è una città da vedere solamente: è una città da vivere, e ascoltare attraverso i suoi rumori, da annusare attraverso i suoi odori e colori che si sovrappongono nel tempo come la storia stessa della Sicilia.
La Cupola di Santa Maria dell’Ammiraglio e quelle di San Giovanni degli Eremiti
Nel clielo azzurro e nella calda luce dei giorni di novembre risplendeva l’interno della cupola dorata della chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, detta Martorana, un unicum artistico: struttura esterna arabo normanna, decorata da mosaici bizantini in oro ma con scritte all’interno in arabo e le navate barocche. Di fronte spiccavano le inconfondibili cupole rosse scuro della chiesa di San Giovanni degli Eremiti, dove sull’architettura a forma cubica in pietra normanna si innestano le sue cupole arabe.

I Quattro Canti e la Cupola di San Giuseppe dei Teatini
In direzione della Cattedrale di Palermo giunsi ai Quattro Canti, cuore scenografico della palermo barocca, conosciuto come il “Teatro del Sole”: una piazza ottagolale in cui si incrocia Via Maqueda e il Cassaro, oggi via Vittorio Emanuele, la via principale della città.
Mentre cercavo di decifrare le statue inserite nelle nicchie di quella piazza, il mio sguardo cadeva su una cupola in maiolica colorata che si affacciava sulla piazza stessa. La cupola della Chiesa di San Giuseppe dei Teatini mi abbagliava con i suoi colori giallo e verde cangiante.

La Cattedrale e la sua Cupola
Giungendo alla Cattedrale, la sua grande Cupola, severa, in stile neoclassico mi incuriosì in quanto non aveva nulla a che fare con lo stile arabo normanno predominante della città.
Decisi, quindi, di salire sulla terrazza della Cattedrale per ammirare il panorama di Palermo: un susseguirsi di torri in pietra e cupole di stile diverso si stagliavano sul suo cielo rosato al tramonto, maioliche colorate, decorate che parlavano di barocco sullo sfondo del mare che abbracciava la città con il suo porto.

La Cattedrale costruita nel 1184 per volontà dell’arcivescovo Gualtiero Offamilio, in onore della Vergine Assunta in cielo, su un luogo che fino ad allora aveva ospitato una precedente moschea durante il periodo di reggenza araba.
L’edificio stesso è un mosaico architettonico: ogni facciata è un capitolo, ogni dettaglio un frammento di storia siciliana, sospesa tra Oriente e Occidente.
Le sue torri merlate e gli archi intrecciati ricordano gli arabi e i normanni, mentre le aggiunte gotiche e neoclassiche parlano di epoche successive che hanno lasciato un segno, senza mai cancellarsi del tutto. All’interno, nella navata di destra, sono ospitate le tombe dei re e degli imperatori che hanno governato la città, tra i quali il sarcofago di Federico II e quello di Ruggero II.
La Cupola della Cappella Palatina
“…il più sorprendente gioiello religioso concepito dalla mente umana ed eseguito da mani d’artista”…
da Tour en Sicile di Guy de Maupassant
C’è una cupola a Palermo che non si intravede dall’esterno ma che rivela la sua meraviglia solo a chi entra: è quella della Cappella Palatina all’interno del Palazzo Reale, o dei Normanni: è una presenza raccolta, segreta, rivestita di mosaici dorati che si apre come un cielo mistico sospeso sopra lo spazio liturgico.
Al centro, il Cristo Pantocratore benedicente emerge da un fondo d’oro vibrante, circondato da angeli e figure sacre disposte secondo una gerarchia celeste che traduce in immagini un ordine cosmico. L’oro non è solo decorazione: è luce teologica, simbolo dell’eternità, capace di trasformare l’architettura in visione.

Un cielo pensato per stupire chi entra nella cappella reale e che avvolge il visitatore in un’atmosfera tra Oriente e Occidente.
La cupola urbana: la Cupola del Carmine Maggiore
Un’altra cupola all’interno del mercato storico di Ballarò mi attendeva, inaspettata, emergeva dalle rovine di alcuni edifici popolari di questo quartiere: la cupola decorata della Chiesa del Carmine Maggiore che con i suoi colori e forme barocche domina tutto il mercato.
Diversa dalle cupole più preziose del centro monumentale, quella del Carmine ha una vocazione urbana: non è nascosta né appartata, ma dialoga apertamente con il quartiere. Dal mercato di Ballarò la si vede dominare i tetti come un punto di riferimento.
È una cupola che non cerca l’effetto teatrale, ma afferma una presenza solida e rassicurante, incarnando l’anima popolare e barocca di questa zona di Palermo.

Palermo non si conosce solo attraverso i suoi monumenti, è una città che si svela guardandola da altre prospettive: tra terrazze nascoste, cupole e campanili dal profilo arabo – normanno, ma anche passeggiando tra il vociare e gli odori dei suoi mercati popolari.


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