Dalla città greca di di Neapolis all’isola di Ortigia
Ci sono città che custodiscono la storia, e altre che sembrano nate direttamente dal mito. Siracusa, con la luce dorata della sua pietra e l’isola di Ortigia che si specchia sul mare, appartiene a entrambe. Qui il passato della polis greca convive con l’eleganza del barocco siciliano di Ortigia, mentre la storia e i racconti che si confondono con la leggenda continuano a riecheggiare tra i suoi vicoli di pietra, le piazze, le fontane e il suo lungomare.
Il Parco Archeologico di Neapolis, celebra la grandezza della Siracusa greca, nel tempo in cui era una delle polis della Magna Grecia più potenti e influenti del Mediterraneo; l’antica città greca riemerge nella pietra del Teatro Greco di Siracusa e si fonde al mistero dell’Orecchio di Dionisio e delle Latomie del Paradiso.
L’Orecchio di Dionisio
Secondo la leggenda, il tiranno greco Dionisio I utilizzava questa grotta come prigione e, grazie alla straordinaria acustica di questo luogo, origliava le conversazioni dei prigionieri per scoprirne complotti e tradimenti.

Molte leggende circolano sul nome di questa particolare cava; la più celebre vuole che il pittore Caravaggio, in soggiorno nel 1608 nella città di Siracusa, visitando questo luogo ne rimase impressionato e lo paragonò alla forma di un orecchio, coniando il curioso appellativo di Orecchio di Dionisio. Si racconta che il suo dipinto, intitolato il “Seppellimento di Santa Lucia”, realizzato durante gli anni del suo soggiorno siracusano, sia stato ambientato nell’oscurità di questa cavità.

Passeggiando nel sito di Neapolis, si immagina la grandiosità di questa colonia greca che fu tra le più potenti del Mediterraneo occidentale, spesso in lotta con Atene stessa, e che, si dice, custodisca, addirittura, la presunta tomba del suo più illustre cittadino: il greco di Sicilia Archimede Pitagorico.

Eureka! Ho trovato Archimede a Siracusa!
Sul Ponte Umbertino che collega l’isola di Ortigia alla terraferma, si erge la sua statua in bronzo, alta circa 3,20 metri, opera dello scultore Pietro Marchese e dell’architetto Virginia Rossello. La figura di Archimede, rappresentato come un dio greco, poggia, non a caso, sul tassello più alto di un basamento, in pietra di Comiso, che riproduce il celebre rompicapo matematico dello Stomachion inventato dal genio stesso siracusano.

A Ortigia, Siracusa diventa racconto
La pietra con la quale fu costruito il nucleo fondativo della colonia greca di Siracusa, l’isola di Ortigia, è frutto della leggenda stessa: proveniva dalle antiche cave di pietra delle Latomie del Paradiso che, contrariamente a quanto si può immaginare dal nome, erano un luogo terribile, di detenzione per dissidenti e soldati prigionieri, soprattutto ateniesi. Secondo lo storico ateniese Tucidide, solo alcuni di loro riottenevano la libertà a condizione che imparassero a memoria i versi del poeta Euripide.
La pietra utilizzata, invece, per le architetture barocche di Ortigia, la pietra giuggiulena o pietra bianca di Siracusa, proviene dalle cave dei Monti Iblei e, in tempi più recenti, dalla zona di Palazzolo Acreide. Si tratta di una pietra arenaria abbastanza tenera che al sole sembra trattenere la luce del Mediterraneo, infondendo all’isola di Ortigia una luminosità calda e aristocratica che la rende unica: il suo centro storico appare come un salotto sul mare con balconi barocchi, cortili nascosti, e piazze luminose.

La Fonte Aretusa: una storia d’amore
Ed è proprio a Ortigia che vive una delle leggende più affascinanti della mitologia greca: quella di Aretusa. Si narra che la ninfa, inseguita dal dio Alfeo, chiese aiuto ad Artemide per sfuggire al suo amore ossessivo. La dea la trasformò allora in una sorgente d’acqua dolce, facendola riemergere proprio qui, sull’isola di Ortigia. La celebre Fonte Aretusa, che si affaccia sul lungomare, conserva il fascino di questo mito antico: uno specchio d’acqua circondato da papiri, a pochi passi dal mare, dove realtà e leggenda sembrano confondersi.

In Piazza Archimede, prima di entrare nel cuore di Ortigia, prende vita la scenografica Fontana di Diana, dedicata alla dea Artemide, che racconta il mito di Aretusa e Alfeo. Diana protegge la ninfa trasformandola in acqua per sottrarla all’inseguimento del dio innamorato. È una fontana teatrale e simbolica che riassume tutta l’anima mitologica di Ortigia.

Piazza Duomo: il simbolo della ricostruzione dopo il terremoto del 1693
In Piazza Duomo, la Cattedrale della Natività di Maria Santissima si erge sulla splendida piazza semi-ellittica, considerata tra le più belle di epoca barocca. Questo spazio scenografico sede della vita istituzionale e civile di Ortigia, utilizzato, in ambito cinematografico, come passerella per le passeggiate di Monica Bellucci nel film Malèna di G. Tornatore girato nel 2000, racconta secoli di trasformazioni in dialogo tra civiltà diverse.

Il Duomo, con la sua facciata tardo barocco, incorpora le colonne dell’antico tempio dorico della dea Atena; la Chiesa di Santa Lucia alla Badia, dedicata alla Santa Patrona della città, conserva una copia del “Seppellimento di Lucia” del Caravaggio, esposto, originariamente, dietro l’altare maggiore, e dipinto nel 1608 durante il suo soggiorno a Siracusa; mentre i prestigiosi edifici nobiliari in stile barocco che vi si affacciano, come l’imperdibile Palazzo Borgia del Casale, testimoniano la ricostruzione dopo la catastrofe del terremoto.

RACCONTI A ORTIGIA: “IL PUPARO” DANIEL MAUCERI
L’isola di Ortigia è anche il teatro della tradizione popolare siciliana. Tra le vie del suo centro storico, in via della Giudecca, sopravvive l’arte dei Pupi siciliani, con i racconti e le storie epiche tramandate da generazioni: un piccolo mondo sospeso nel tempo, dove prendono vita le gesta dei Paladini di Carlomagno.
Nel laboratorio del Maestro puparo siracusano che ho visitato personalmente, Daniel Mauceri, figlio d’arte della famiglia Vaccaro e fondatore dell’Associazione “Opera dei Pupi Vaccaro e Mauceri”, continua a tramandare la tradizione popolare dell’Opera dei Pupi siciliana, come memoria storica, allestendo spettacoli oltre ad esercitare il mestiere di artigiano e direttore di scena al contempo.

I suoi protagonisti sono i Paladini di Carlo Magno che combattono contro i Saraceni o Mori, gli arabi di Spagna: Orlando, Rinaldo, Angelica e gli altri eroi del ciclo cavalleresco tratti dal poema medievale della Chanson de Geste.
Daniel Mauceri mi spiega che crea ogni sua creatura secondo lo stile siracusano, o orientale, cioè con la spada impugnata e le gambe rigide. Scolpisce nel legno la struttura dei suoi eroi, forgia e cesella le loro armature scintillanti, li veste con mantelli ricamati in tessuti preziosi e ne dipinge i volti in cartapesta. Ciascuno con la propria identità ben definita; i suoi Pupi non sono semplici marionette, ma veri e propri personaggi “vivi”, pronti a raccontare battaglie, amori e tradimenti.
La bellezza e il valore del suo “mestiere antico” risiede nella continuità del “saper fare” generazionale che testimonia: un sapere “rubato con gli occhi al nonno Alfredo”, parole di Daniel stesso, al quale contribuisce, tuttora, la sua mamma che ricama a mano le vesti preziose di questi cavalieri d’altri tempi.
Il laboratorio d’arte del Maestro puparo Daniel Mauceri si occupa, anche, del restauro di Pupi antichi, organizza laboratori per insegnare a costruire i Pupi, e allestisce, all’interno dei suoi locali, spettacoli dal vivo, su richiesta, per viaggiatori curiosi, utilizzando fondali scenici dipinti a mano.
Per maggiori informazioni: www.danielmauceri.com

La tradizione dell’Opera dei Pupi, è stata riconosciuta come patrimonio culturale immateriale dell’Unesco e rappresenta una delle espressioni più autentiche della cultura siciliana popolare.
Mi piace terminare la giornata passeggiando nelle viuzze di Ortigia e sul lungomare all’ora del tramonto, quando il sole incendia le facciate barocche e ne rivela la loro eleganza. Una città dove il mito non appartiene soltanto al passato, ma continua a vivere nella luce riflessa dei suoi palazzi, nelle pietre e nelle storie che riecheggiano in Siracusa e nella sua isola a lei collegata.

Per passeggiate accompagnate o visite guidate, contattateci a: inforitrattidiviaggio@gmail.com

