Il celebre ritratto di Donna Franca Florio, realizzato dal pittore ferrarese Giovanni Boldini, conosciuto, anche, come “Il ritratto della discordia”, racconta la lunga e tormentata vicenda che accompagnò la creazione di quest’opera.
Nel 1901 Ignazio Florio, tra gli imprenditori siciliani più influenti d’Italia, commissionò al pittore Giovanni Boldini, famoso per i ritratti femminili, il ritratto della moglie Franca, considerata una delle donne più belle ed eleganti della Belle Époque. Il pittore, celebre per i suoi ritratti dell’alta società europea, soggiornò a Palermo, ospite dei Florio al Villino dell’Olivuzza, e realizzò un’opera straordinaria, nella quale Donna Franca appariva con una scollatura audace, le spalle scoperte e in un’eleganza sensuale che esaltava la sua straordinaria bellezza.
Franca posava nel suo salottino privato, appoggiata al bracciolo di una sedia, indossando un magnifico abito lungo di velluto nero con grandi trafori e arabeschi di passamaneria sulla gonna e sulle maniche, una generosa scollatura a V, ornata dalla sua lunghissima collana di perle, di peau d’ange, che arrivava quasi fino a toccarle l’orlo del vestito.

Quando Ignazio Florio vide la prima versione del dipinto, rimase scandalizzato dalla sensualità che traspariva dall’immagine ritratta di sua moglie e dalla sua posa che l’artista aveva sottolineato modellandone sapientemente forme e curve. Trovò che, invece di esaltare la bellezza e la regalità della sua nobile consorte, venissero esaltati i suoi attributi fisici e questo era troppo audace per una donna del suo rango, considerata la regina di Sicilia. Chiese, quindi, al Boldini di renderlo più sobrio, modificando l’abito e coprendo maggiormente la figura della sua consorte, e si rifiutò di acquistarlo.
Boldini ultimò il quadro e lasciò definitivamente Palermo per tornare a Parigi, ma il ritratto fu rispedito, secondo il volere di Ignazio, a Parigi dove il pittore aveva promesso che lo avrebbe ritoccato. Venne corretta la scollatura troppo ardita, allungato l’orlo del vestito che lasciava intravvedere la caviglia e ritoccò la posa del corpo troppo sinuosa.
Per questi rifacimenti apportati, in seguito, alla versione originale, si è creduto che esistessero due o, addirittura, tre versioni del ritratto, nate da questa controversia.
Le più recenti indagini, hanno però raccontato una storia diversa; non esistono più dipinti, ma un’unica tela sulla quale Boldini intervenne in momenti diversi, trasformando progressivamente l’immagine di Donna Franca in quella attuale. Il dipinto, iniziato nel 1901, fu rielaborato più volte e completato soltanto nel 1924, adattando l’abito e lo stile alle nuove mode del tempo.
Quando, però, l’opera fu definitivamente terminata, la fortuna della famiglia Florio era ormai tramontata e Ignazio non poté più acquistarla. Il quadro passò quindi a diversi collezionisti prima di tornare a Palermo, dove oggi rappresenta uno dei simboli più amati della Belle Époque siciliana.
È proprio questa storia, fatta di ripensamenti, modifiche successive ad aver trasformato il dipinto in una delle opere più affascinanti e celebri della pittura italiana del Novecento.
Il “Ritratto della discordia” non racconta soltanto la bellezza senza tempo di Donna Franca Florio, ma anche il difficile equilibrio tra tarte, gusto, prestigio sociale e convenzioni morali di quell’epoca.
Donna Franca vi appare come l’incarnazione dell’eleganza, della bellezza e del fascino cosmopolita della Belle Époque, tanto da essere ricordata come la “regina senza corona di Sicilia”.
Tra i dettagli più affascinanti del celebre ritratto di Donna Franca Florio realizzato da Giovanni Boldini spicca la straordinaria collana di perle che avvolge il suo collo e scende lungo il corpo con elegante leggerezza. Più che un semplice gioiello, la collana è diventata uno dei simboli della nobildonna e della moda durante la Belle Époque siciliana.
La collana di perle di Donna Franca Florio
La collana era composta da 365 perle, una per ogni giorno dell’anno. Si racconta che Ignazio Florio la donò alla moglie come pegno d’amore e di riconciliazione per ogni sua scappatella; ogni perla rappresentava una lacrima versata da Donna Franca per i continui tradimenti del marito. La collana di perle, venduta all’asta nel 1935 insieme ai suoi gioielli per far fronte al grave dissesto economico dell’impero dei Florio, racconta una storia romantica, ma anche malinconica, che ha contribuito ad alimentare il mito di questa coppia cosmopolita.
Nel dipinto, la lunga collana di perle assume un forte valore simbolico. Boldini la dipinge con grande cura, facendola risaltare sul velluto nero dell’abito: le perle diventano un filo luminoso che accompagna lo sguardo dell’osservatore, esaltando l’eleganza, il portamento e la femminilità di Donna Franca. Il gioiello contribuisce inoltre a sottolineare il prestigio della famiglia Florio, tra le più ricche e influenti d’Europa agli inizi del Novecento.
Come si conclude la storia del ritratto di Donna Franca Florio?
La storia del ritratto di Donna Franca Florio si conclude molti anni dopo la sua commissione, seguendo il destino della stessa famiglia Florio. Dopo numerose modifiche richieste dal marito Ignazio e i lunghi interventi di Giovanni Boldini, l’opera fu completata definitivamente nel 1924. Nel frattempo, però, il mondo era cambiato e la Belle Époque era ormai finita insieme al declino irreversibile dell’impero economico dei Florio.
Le difficoltà finanziarie impedirono a Ignazio Florio di acquistare il dipinto nella sua versione definitiva. Boldini lo conservò per alcuni anni e, successivamente, l’opera passò nelle mani di collezionisti privati americani aumentando maggiormente l’interesse e il mistero che già la circondavano.
Solo molti decenni dopo il ritratto, finalmente, tornò a Palermo, la città che aveva visto nascere il mito di Donna Franca. Venne esposto a Villa Igiea, lo storico albergo voluto dalla famiglia Florio, restaurato in seguito, da Rocco Forte Hotels, dove fu custodito come una delle testimonianze più preziose della Belle Époque siciliana.
Recentemente, il ritratto è stato acquistato all’asta dai marchesi Berlingieri di Palermo che lo hanno esposto nella cornice storica di Palazzo Mazzarino, contribuendo ancora una volta a testimoniare il fascino culturale della Belle Époque siciliana.
Così si chiude la vicenda del cosiddetto “Ritratto della discordia”: un’opera nata tra ammirazione e contrasti, trasformata dal tempo e dalle vicende dei suoi protagonisti. Quello che un tempo era il simbolo del potere e dello splendore dei Florio è oggi il simbolo della loro memoria, capace di raccontare, con lo sguardo fiero e raffinato di Donna Franca, l’ascesa e il tramonto di una delle famiglie più importanti della storia italiana.
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