Dove l’ambizione oltre misura dell’uomo s’infrange davanti alla perfezione immortale degli dèi
La Valle dei Templi dell’antica Akragas
Nella luce abbagliante della Sicilia, si trova un luogo in cui la pietra custodisce la memoria di una sfida antica: la Valle dei Templi dell’odierna Agrigento. Qui, tra colonne doriche che resistono ai secoli, ulivi contorti e intense fragranze di agrumeti, la storia diventa riflessione. I templi si innalzano verso il cielo come un gesto di devozione, ma anche la testimonianza dell’ambizione umana di lasciare sulla terra qualcosa che sfidi la morte.
È impossibile attraversare questo luogo, inserito nella lista dei patrimoni dell’umanità dall’Unesco, senza porsi una domanda silenziosa: fino a dove può spingersi l’uomo nella sua aspirazione all’immortalità, prima di oltrepassare il limite che causa la sua stessa rovina?
L’attualità del mito di Icaro
La mitologia greca ha affidato a un giovane, di nome Icaro, una delle risposte più significative a questa domanda. La sua caduta non è soltanto la fine di un volo temerario. È il dramma di un essere umano che, sedotto dalla possibilità di elevarsi, confonde la libertà con il desiderio d’onnipotenza, con il diritto e il sogno all’invulnerabilità.
E la Valle dei Templi, con la sua bellezza accecante e insieme nostalgica, diventa il luogo ideale per interrogare quel peccato antico che i Greci chiamavano hybris: la tracotanza.
In un tempo come quello contemporaneo, segnato dal dilagare dei conflitti armati, dalla sistematica violazione dei diritti umani e dalla volontà smisurata dei potenti di imporre la propria supremazia, la figura mitologica di Icaro assume un profondo valore simbolico.
Il suo volo, spinto dall’ambizione di oltrepassare i limiti della condizione umana e dall’incapacità di ascoltare gli ammonimenti del padre, si trasforma in una caduta rovinosa. Allo stesso modo, l’ostinazione di chi, accecato dalla brama di potere, ignora i limiti imposti dal rispetto della dignità umana e del diritto internazionale rischia di condurre l’umanità verso nuove tragedie. Niente di più attuale. Non siete d’accordo?
La Valle dei Templi: la forma della Bellezza
La Valle dei Templi appartiene a quella stagione della civiltà greca in cui l’uomo seppe dare forma alla propria aspirazione alla bellezza attraverso l’architettura, la filosofia, l’arte e la ricerca di un ordine capace di rendere intelligibile il mondo.
L’antica Akragas, fondata nel VI secolo a.C. da coloni greci provenienti da Rodi e Gela, divenne una delle città più importanti città della Magna Grecia. I suoi templi dorici, ancora oggi sono tra le testimonianze più straordinarie della cultura greca, raccontano una comunità consapevole della propria forza e desiderosa di lasciare un segno nella storia all’insegna della bellezza, intesa come insieme di qualità estetiche come anche di valori etici.
Una passeggiata nella Valle dei Templi di Akragas
La visita alla Valle dei templi inizia dalla collina della Rupe Atenea, dove sul crinale orientale si trova il Tempio di Giunone, in realtà il tempio dedicato a Hera, la dea femminile greca protettrice delle unioni matrimoniali e delle donne, moglie e sorella di Zeus, venerata nell’antica Akragas.
Il percorso si sviluppa lungo la Via Sacra, che taglia da est a ovest la Collina dei Templi, fino al Tempio della Concordia, dedicato all’armonia e all’accordo tra i concittadini.

Non si conosce con certezza a quale divinità fosse originariamente dedicato. La denominazione di “Tempio della Concordia” è frutto di un errore d’interpretazione di un’iscrizione latina trovata nelle vicinanze, ma non da una prova diretta della sua dedica originaria.
Nel VI secolo d.C. fu trasformato in una chiesa cristiana, dedicata agli apostoli Pietro e Paolo, e questa trasformazione contribuì alla sua straordinaria conservazione.
Posta davanti al Tempio della Concordia adagiata su un fianco la statua in bronzo, ciclopica, di Icaro dell’artista polacco Igor Mitoraj, che con il corpo ammaccato e le sue ali danneggiate simboleggia ciò che resta nell’avere osato superare il limite umano quando si perde nell’eccesso.

Prima di arrivare al Tempio di Eracle, o Ercole, si passa davanti alla Villa Aurea, residenza del capitano inglese Alexander Hardcastle che ha contribuito al restauro delle colonne del tempio stesso.
L’attribuzione del tempio ad Ercole è stata data da Cicerone che descrive il tempio come “non lontano dal foro”, riferendosi probabilmente alla cavea teatrale di Akragas, rinvenuta a pochi metri di distanza.
All’interno del tempio era venerata una statua in bronzo raffigurante Hercules, il più forte e valoroso degli Dei, che venne rubata da Verre, governatore romano della Sicilia nel 70 a.C.
Superata questa prima parte del sito, si arriva al Tempio di Zeus Olimpio e al suo immenso altare, costruito in onore a Giove per celebrare la vittoria delle truppe greche di Siracusa e Agrigento contro i cartaginesi nella battaglia a Himera nel 480 a.C.
In questo luogo riposa adagiato al suolo una ricostruzione di un Telamone in pietra, alto circa 8 metri, la cui funzione era quella di sostenere la trabeazione della parte superiore del Tempio di Zeus e sorreggere il “peso del mondo” dopo essersi ribellato, insieme ai Giganti, al giovane Zeus.

Nell’ultima parte del percorso si trova il Giardino della Kolymbetra, il cui accesso richiede un biglietto extra da acquistare oltre a quello del sito. In origine fu un grande serbatoio d’acqua costruito nel 500 a.C, per rifornire l’acqua alla città di Akragas. Nel tempo divenne un fondo agricolo nel quale gli arabi vi introdussero gli agrumeti, e oggi, grazie all’intervento del FAI nel 1999, è un giardino storico di cinque ettari, diviso in cinque aree distinte: un agrumeto, un oliveto con mandorli, macchia mediterranea, vegetazione riparia e vegetazione rocciosa.
Subito dopo l’ingresso al Giardino della Kolymbetra si erge il Tempio dei Dioscuri, dedicato ai divini figli gemelli di Zeus, Castore e Polluce, il cui angolo con le quattro colonne superstiti e la trabeazione sono diventate il simbolo visivo della città di Agrigento.
Oltre alla visita della Valle dei Templi consiglio di visitare anche il Museo Archeologico Regionale Pietro Griffo che racconta la storia della zona dalla preistoria fino all’arrivo dei coloni greci e romani. In una sala del museo è conservato l’originale di uno dei Telamoni ricostruito a grandezza naturale, che rende l’idea delle reali dimensioni del Tempio di Zeus.
Alla fine ci si allontana dalla Valle dei Templi, avendo la sensazione di aver passeggiato in un luogo di un altro tempo, dove la bellezza delle forme, la luce, la posizione e la vegetazione del luogo stesso ci hanno allontanato, almeno mentalmente, dalle distruzioni del nostro tempo.

Forse queste pietre antiche che ci parlano ancora di bellezza e di civiltà, in senso classico, sono in grado di salvarci dalla violenza che i potenti della terra stanno perpetrando quotidianamente in nome del potere, degli interessi e della sopraffazione?
Per maggiori informazioni e visite guidate contattateci a: inforitrattidiviaggio@gmail.com

